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Venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 novembre 2017 ad Asti, in Piemonte e nel mondo!

Bagna Cauda: non solo BagnaCaudaDay, ma buona tutto l’anno, al via i primi appuntamenti della stagione 2017-2018!

Inimitabile Bagna Cauda piemontese di Anna e Luisella all’Agriturismo Gallina Giacinto a Santo Stefano Belbo in Piemonte, tra Langhe e Monferrato: controllate gli appuntamenti sul calendario dell’Home Page o proponete una data di vostro gradimento, vi accontenteremo anche per piccoli gruppi!

I riscontri assolutamente positivi ci hanno spinto senza indugi a proporre questo meraviglioso piatto della tradizione piemontese, che, per coniugare la tradizione con il presente, proponiamo anche nella versione ‘soft’ con poco aglio (la Bagna Cauda ‘eretica’) e ‘liscia’ senza aglio (la Bagna Cauda ‘atea’), accompagnate da un tripudio di coloratissimi ortaggi crudi e cotti (il cardo, il peperone, il topinambur, il cavolo, il cipollotto, il finocchio, la cipolla, la patata, la bietola, …).

Non abbiate comunque timore di assaporare questa sublime pietanza nella versione originale, preparata dosando scrupolosamente gli ingredienti della ricetta canonica, laddove le note più forti sono sapientemente mitigate dai piccoli ‘segreti’ ed accorgimenti culinari di Anna e Luisella, mirati ad esaltare il cuore di questo meraviglioso piatto che oggi unisce, davvero, tutti i continenti!

La nostra Bagna Cauda (caoda) viene servita nel classico orcetto in terracotta (conosciuto anche come ‘dìan’, ‘fojòt’, ‘foyot’)  per permettervi, dopo aver assaporato la salsa con tutte le verdure previste, di raccogliere l’ultimo olio con l’uovo che friggerete voi stessi.

Previa prenotazione sarà possibile scegliere il menù tradizionale in alternativa alla Bagna Cauda piemontese.

Alla pagina dei contatti potete richiede ulteriori informazioni senza impegno o eventualmente proporre una nuova data di Vostro gradimento: saremo lieti di accontentarVi!


Bagna Cauda all'Eno Agriturismo Gallina Giacinto a Santo Stefano Belbo!


Bagna Cauda all'Eno Agriturismo Gallina Giacinto a Santo Stefano Belbo!


Galleria fotografica (clicca sulle immagini per ingrandire e attivare lo slideshow e quindi nell’angolo in alto a destra per espandere alle dimensioni originali):


Da Wikipedia, l’enciclopedia libera:

“La bagna cauda ([baɲa’kɑʊda], letteralmente salsa calda in italiano) è una tipica specialità gastronomica della cucina piemontese, originario in particolare dell’Astesana, delle Langhe, del Roero, del Monferrato, delle province di Cuneo, Torino, Alessandria e Asti.

Più che un piatto, è un rito conviviale che prevede la condivisione del cibo in forma collettiva da parte dei commensali, che lo attingono tutti insieme da un unico recipiente somministratore (in lingua piemontese diàn o fojòt).

Per tradizione è un piatto tipico del periodo della vendemmia, quindi da consumare prevalentemente in autunno ed in inverno: una delle leggende sulla sua nascita vuole proprio che venisse preparato per ricompensare i vendemmiatori del lavoro prestato.

La bagna cauda è una preparazione a base di aglio, olio extravergine d’oliva ed acciughe dissalate, il tutto ridotto a salsa mediante una paziente cottura. Volendo si possono aggiungere agli ingredienti anche burro, panna da cucina, latte e noci tritate.

La bagna cauda tradizionale viene portata in tavola nel suo tegame di cottura chiamato ‘dìan, rigorosamente in terracotta, e mantenuto alla giusta temperatura mediante uno scaldino di coccio riempito di braci vive, chiamato s-cionfetta . Oggi sono diventati di uso comune appositi contenitori in terracotta (fojòt) costituiti da una ciotola a cui è sottoposto un fornellino per mantenere calda la salsa. Si consuma intingendovi vari tipi di verdure di stagione solitamente divise tra crude e cotte (specialmente cardi, cipolle cotte al forno, peperoni crudi o cotti, foglie di cavolo crude, cavolfiore, topinambur, barbabietole, patate cotte a vapore, rapanelli, rape e tante altre).

Un tempo si usavano solo cardi gobbi, tipici di Nizza Monferrato, i topinambur ed i peperoni conservati nella raspa (ciò che rimaneva del procedimento di vinificazione del grappolo d’uva) .

La bagna cauda può essere accompagnata da un vino rosso corposo (se vogliamo rimanere nel tipico ambiente langarolo, possiamo usare il Barbera, il Nebbiolo, il Barbaresco, o il Dolcetto, quest’ultimo particolarmente utilizzato nei pasti quotidiani dell’Albese) […]”.


Da ‘LA STAMPA Viaggi‘ del 23/11/2013:

Sulle vie della Bagna Caôda

Da Asti a Nizza Monferrato, da Vessalico a Monterosso: un itinerario d’autunno nei luoghi dove trovare gli ingredienti della tipica specialità piemontese.

È senza dubbio un piatto «social». Esalta la convivialità e, per quanto sia definito povero, è invece ricco di umanità e storia, gusto e passione. Chi lo mangia partecipa a una tradizione collettiva molto antica e molto piemontese, senza temere poi l’afrore dell’aglio che, inevitabilmente, per almeno 24 ore terrà a debita distanza chi non avrà condiviso il piacere di questo rito gastronomico che sta agli antipodi della «nouvelle cuisine».

Stiamo parlando della Bagna Cauda, o «Caôda» per i puristi della grammatica piemontese. Una ricetta semplice e gagliarda, che partendo da una semplice salsa calda di aglio, olio e acciughe in cui si intingono le verdure crude autunnali come peperone, cardo bianco, cavolo e topinambur, si dilata fino a svelare un «sistema gastronomico» che coinvolge la cultura conviviale e le strutture portanti dell’alimentazione quotidiana contadina.

[…]

Ma riscoprire questo piatto significa anche seguire un itinerario suggestivo che parte dalla Riviera ligure e dalla Costa Azzurra, scavalca le montagne, percorre le vallate Cuneesi e l’Alta Langa fino a raggiungere la pianura padana, sulla scia di ingredienti e antiche rotte commerciali. Prime tra tutte, le celebri «Vie del sale» che univano la Liguria, il Nizzardo e la Provenza al Sud Piemonte, consentendo di recuperare il prezioso sale marino per la conservazione degli alimenti come le acciughe.

Tra le più pregiate, ci sono le acciughe di Monterosso che hanno un gusto particolarmente equilibrato: sono saporose, ma al tempo stesso delicate. In passato denominate «u pan du ma» (il pane del mare), sono l’ingrediente base della Bagna Cauda e vengono pescate lungo la costa delle Cinque Terre, da Punta Mesco fino a Punta Cavo. Altro prodotto fondamentale è l’aglio: particolarmente ricercato è quello di Vessalico, un minuscolo comune dell’Alta Valle Arroscia, nell’entroterra di Albenga, dove un piccolo gruppo di produttori è riuscito a tramandare i bulbi e a conservare i metodi di coltivazione e confezionamento. L’aglio di Vessalico ha un aroma delicato, un sapore intenso e leggermente piccante e, soprattutto, un’estrema conservabilità.

Ultimo ingrediente «forestiero» della Bagna Cauda piemontese è l’olio extravergine di oliva, preferibilmente ligure e soprattutto nuovo dell’annata. Poi, spazio alle verdure crude autunnali che saranno intinte nel tegamino di terraglia collettivo. Protagonista assoluto è il cardo gobbo di Nizza Monferrato. Si semina a maggio, si raccoglie a ottobre e diventa «gobbo» grazie a una particolare tecnica di coltivazione che prevede di piegarlo e ricoprirlo di terra quando è già alto e rigoglioso. Bianco, tenero, straordinariamente croccante e dolce, è l’unico cardo che può essere consumato crudo.

Altra verdura che non può mancare è il peperone. E in Piemonte non c’è che l’imbarazzo della scelta, tra il «Quadrato» d’Asti e di Cuneo, il «Corno di Bue» di Carmagnola e quello vagamente triangolare di Capriglio, nel Monferrato. Gialli o rossi, sono tutti sodi, carnosi e croccanti, ideali per essere immersi crudi nell’olio bollente. E poi il cavolo, i topinambur, i cipollotti, le rape, la barbabietola rossa cotta al forno, la patata bollita e ogni altra verdura si voglia provare, accompagnata da un buon bicchiere di Barbera giovane, o di Freisa, Dolcetto e Grignolino per favorire la pulitura della bocca […].


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